Ep. 5 - Il futuro dello sviluppo app: Vibe Coding e Meta Ray-Ban Display
📺 Abstract
In questa puntata del podcast "In Development", il team di Unicorn Donkeys discute di strumenti AI per lo sviluppo, nuovi dispositivi wearable e le sfide della crescita aziendale:
- AI Coding Tools (Lovable, Base44, Cursor): Un dibattito approfondito su quanto questi strumenti possono davvero aiutare (o minacciare) i developer. Il team analizza se sono semplici supporti o una vera minaccia per il futuro delle agenzie di sviluppo software, con focus sulla "vibe coding" e sull'importanza della revisione del codice.
- Meta Ray-Ban Smart Glasses: L'introduzione di un nuovo dispositivo stand-alone di Meta apre un mercato inesplorato. Il team discute delle opportunità (accessibility, ambient info, gaming), delle sfide di design con uno schermino piccolino, e dei rischi privacy e safety nella guida.
- Unicorn Donkeys: Sfide Social & Content Strategy: Il team condivide la propria difficoltà nel creare contenuti per i social media e chiede direttamente ai listener cosa vorrebbero vedere (contenuti educativi, behind-the-scenes, spoiler sui nuovi progetti).
🎙️ Transcript
Angelo: Benvenuti a In Development, il podcast dove commentiamo ciò che succede nel mondo dello sviluppo software raccontando come impatta sul nostro lavoro. Siamo Angelo, Gabriella, Gianluca e Francesco in regia e insieme abbiamo creato un team di sviluppo chiamato Unicorn Donkeys. E questo è il nostro percorso per diventare un'azienda.
In questa puntata parleremo di Lovable, Base44, Cursor, insomma tutti questi strumenti per vibe coding e anche per aiutarsi con l'AI per fare codice, fare applicazioni, per fare sviluppo.
Poi i Meta Glasses, i Meta e i Glasses di Ray-Ban Display, del signor Mark Zuckerberg, se ci vuoi contattarci, le vuoi mandare, siamo sempre a disposizione.
E oggi poi affronteremo magari un discorso un po' più personale.
Gabriella: Meno news generali di app development.
Angelo: Sì, magari ci farete sapere se vi piace, se ci piace, lo faremo ancora. Esatto. Ma direi di iniziare quindi con questi strumenti di cui parlavamo prima, Lovable, Base44 e Cursor. Chi ce li vuole introdurre?
Gabriella: Io vorrei dire che tutti quanti conoscono Base44 perché se siete stati un secondo su YouTube è l'unica pubblicità che esce costantemente.
Gianluca: La quantità di advertisement che stanno facendo.
Angelo: Però potremmo essere, poiché siamo nell'ambiente, magari ci arriva solo a noi.
Gianluca: Allora fateci sapere se prima di vedere questo video la pubblicità era di Base44.
Gabriella: Esattamente, se fa parte di questo video.
Gianluca: Se siamo il loro target.
Angelo: Anche perché a me, per esempio, più Lovable che mi tempestano.
Gabriella: Non lo so, io Base44 l'ho conosciuto così, con un advertiser su YouTube. Ed è stato strano perché, vabbè, l'advertising è fatto bene. Cioè è molto chiaro quello che fa. Lovable invece l'ho scoperto con, insomma, Gianluca l'aveva mandato. E quindi sono andata più a capire quali erano le differenze. E poi c'è il cursor. Però magari voi sapete di più rispetto a me.
Gianluca: Il cursor è quello che è uscito prima tra i tre, sicuramente. Facciamo questa gara di questi tre perché ormai sono quelli più noti, conosciuti sul mercato. Che hanno ovviamente dominato il mercato in generale. Però che cosa sono? Facciamo appunto questo intro. Sono tre strumenti diversi per funzionalità. Quindi hanno qualcosa di diverso tra di loro. Però, diciamo, la funzione madre è la stessa. Ossia quella di aiutarti o addirittura sostituirti nello scrivere del codice.
Quindi, anziché interfacciarsi con un IDE di sviluppo, iniziare a scrivere codice. Tu, tramite un prompt, tramite comunque una chat, come un LLM a cui siamo tutti quanti ormai abituati ad utilizzare, scrivi semplicemente tutto quello che pensi sia l'idea della tua app e ti crea un'applicazione più o meno completa.
Gabriella: Dai, è molto completa.
Gianluca: No, per niente, proprio. È utile per creare MVP. È utile per creare un minimo viable product di un'idea, di dimostrazione. Non può mai essere...
Gabriella: A me, ma così sta già abbassando l'idea di tutti.
Gianluca: Non è vero. Sto dando la mia opinione su cosa è questa cosa. La mia opinione è che ad oggi questi strumenti... Finiamo l'introduzione. È subito parte aggressiva con questa cosa. Cioè, l'introduzione dice appunto che loro sono strumenti per creare comunque progetti. Creare codice.
Gabriella: Senza saper fare codice.
Gianluca: Senza saper fare codice. E già questo apre comunque il dibattito sulla questione di quando questi strumenti saranno abbastanza avanzati da poter creare effettivamente un progetto dall'inizio alla fine senza necessità di un team vero di sviluppo.
Si è parlato a lungo appunto di quanto il developer adesso sia una figura necessaria in azienda. Su quanto le figure junior siano ancora indispensabili in azienda o meno. Sono tutte e tre sicuramente molto famose. Il primo che abbiamo visto nel mercato tra questi tre in particolar modo, ma ce ne sono tantissimi altri. Questi tre sono i più famosi ad oggi.
Cursor e niente, gli altri due sono seguiti semplicemente in una catena generando questo trend. Le abbiamo notati perché vabbè, uno abbiamo detto advertisement ovunque, due Cursor e Lovable sono le due aziende che ad oggi hanno battuto il record di numero di utenti nell'anno.
Gabriella: numero non di utenti ma di subscription, revenue date da subscription nell'anno. Nel primo anno dalla fondazione.
Gianluca: Loro hanno la crescita, Lovable in realtà, prima Cursor e poi Lovable ha battuto il record di revenue da subscription. In otto mesi ha raggiunto oltre il miliardo di fatturazione.
Gabriella: E la loro pagina è una delle cose che hanno messo in... Molto chiaro. Sì, molto chiaro. C'è proprio il paragone con la crescita rispetto ad altri, anche di OpenAI.
Gianluca: Prima il record era Cursor, adesso è passato a Lovable e Base44 non lo sappiamo. Forse questo advertisement spinto serve anche loro a raggiungere questo scopo.
Gabriella: Base44 non è paragonabile a Lovable, cioè se effettivamente vuoi utilizzare uno di questi... Diciamo i competitor... sono competitor tra di loro. Solo che dal punto di vista del mercato Base44 ha fatto un'altra mossa, ovvero è stata acquisita da Wix.
E a differenza invece di Lovable, che invece è stata... hanno preso un sacco di investitori, appunto sta spancando con i record.
Il che non capisco perché c'è questa grande differenza, anche perché poi andando a vedere il prodotto in sé, Base44 è benissimo paragonabile a Lovable. E anzi, ha anche delle funzionalità forse più semplici e in più rispetto a Lovable.
Per esempio, Base44 quando generi il prompt, ti dà anche la possibilità di scegliere che stile di design vuoi applicare. Mentre con Lovable devi inserirlo all'interno del prompt e Base44 ti dà anche la possibilità di avere il database tutto all'interno proprio di Base44. Quindi non devi andare a gestire altre cose, anche se qui dicono che a volte è una pecca perché magari tu vuoi gestirti il database in un modo più scalabile.
Quindi fatto forse con Base44 è un po' più limitato e come diceva Gianluca, poi crei soltanto un MVP, un bel MVP facile da utilizzare, che non può crescere.
Angelo: Ci sta, io dei tre ho avuto di più un approccio con Lovable, però Lovable ha anche la possibilità di importare da Figma un design.
Gabriella: Anche Base44.
Angelo: Ok. E quindi dal mio punto di vista può essere comodo, diciamo, per creare un MVP, qualcosa da far vedere poi al Coder per dargli più l'idea di quello che poi dovrà realizzare.
Che poi in realtà può creare un prodotto finito, lo vedo ancora molto distante come possibilità.
Però sono d'accordo che comunque come strumento stanno diventando sempre più importanti.
Quindi quello che mi domando e vi domando, cioè quanto possono insidiare, cioè noi ci occupiamo di sviluppare applicazioni, siamo un team piccolino e quindi quanto secondo voi questi prodotti possono essere un aiuto per noi piuttosto che la nostra tomba? Nel breve ma anche e soprattutto nel prossimo futuro?
Gianluca: La nostra tomba non lo sarà, certamente dal mio punto di vista personalissimo. Per quanto l'AI stia facendo passi a giganti, io aspetterei altri 4-5 anni prima di preoccuparmi effettivamente che possa sostituire completamente un developer.
E in ogni caso non credo che lo farà. Uno perché non lo dico io ma lo dicono gli esperti tipo Github Copilot è nato con questa idea di non sostituire mai il developer e loro continuano a investire. Microsoft non è la prima arrivata diciamo sul mercato.
Due, in ogni caso quando qualcosa poi comunque non funzionerà ci vorrà qualcuno che ha un po' di capacità di conoscenza per poter sistemare il problema. Cosa che l'AI ad oggi non è in grado completamente di fare.
Per quanto tu possa avere il modello più avanzato del mondo, ad oggi anche solo l'utilizzo non ti rende questa cosa fattibile.
E per questo sicuro non direi la tomba. Quello che penso è che possa essere un bello strumento per creare come dicevi tu dei MVP da far vedere, ok guarda devo sviluppare 10 componenti anziché metterci una settimana ci metto un giorno perché la struttura principale mi viene creata dal codice che mi crea tutti i file, mi crea tutta la struttura, mi crea le cose.
Devo soltanto fare un check, controllare le cose, sistemare tutto quanto. Però la maggior parte del lavoro noioso grosso è stato fatto dalla AI.
In quel senso sono d'accordo perché ti dà una grande mano, riesce a farti andare più veloce. Sostituirti non credo, anche perché alla fine della questione è comunque un umano che poi manda tutto quanto in production.
Gabriella: Allora io sono d'accordo che attualmente sono degli strumenti che dei team di sviluppo come noi devono utilizzare per supporto. Cioè è un'aggiunta che ti può facilizzare determinate cose, invece magari adesso noi siamo un team che copre design e sviluppo e parte di codice e quindi c'è più semplice.
Però se hai un solo designer che vuoi creare qualcosa o un coder che vuole partire a prescindere ma non sa che utilizzare come design, allora sono dei grandi aiuti.
Attualmente le statistiche dicono che tutti i sviluppatori, cioè la maggior parte dei professionisti utilizzano l'AI in modo da accompagnamento, da supporto.
Angelo: Da compagnia come diceva Gianluca nell'episodio precedente.
Gabriella: Ed è giustissimo, però appunto io non la vedrei così lontana la possibilità che delle aziende che sviluppano applicazioni possano effettivamente decadere in presenza di questi prodotti.
E secondo me è un futuro abbastanza vicino, relativamente vicino. Anche solo perché attualmente c'è tutta una fetta di mercato di agenzie, insomma compagnie che fanno applicazioni per terze parti.
Queste terze parti, cosa gli manca da prendere uno sviluppatore, un cristiano letteralmente, metterlo ad utilizzare Lovable, studiarsi quello che crea Lovable, fine. E non gli interessa niente di quello che è un team che invece si, come noi, che si focalizza sulla creazione di app dal punto di vista dell'interazione dell'utente, dal punto di vista proprio concettuale dell'applicazione, non tanto di fare un'app perché appunto poi abbiamo Lovable.
Perché magari terze parti non si interessano di questa cosa. Ed è quello che io credo che un'applicazione come Lovable o Base44 non siano capaci di fare.
Possono farti la parte di design, possono farti la parte di codice tranquillamente, però tutta l'idea dietro, la necessità e come effettivamente già pensare a come l'utente può interagire con quell'idea che hai creato, è una cosa che fai...
Gianluca: Che fa parte del design, però quello.
Gabriella: Che fa parte del design, esatto. Però non è la parte di UI, è proprio l'user experience.
Quella è la parte core che ti distingue, che probabilmente non verrà fatta nei prossimi cinque anni da Lovable o chi che sia.
Però non è detto che interessi alle persone.
Gianluca: Alle aziende o?
Gabriella: Sì, non è detto che un'azienda che ha bisogno, una banca X che ha bisogno di fare un'applicazione. Proprio la banca.
Gianluca: Già parliamo di le aziende grandi che sviluppano software per milioni di persone.
Possono investire per cercare, tipo, Meta che fa grossissimi investimenti sull'AI, ma loro lo fanno non perché lo utilizzano in primis come agent che fa operazioni non supervisionate.
Loro lo fanno perché l'utente e il mercato impone in questo momento che ci siano grossi investimenti sull'AI.
Ad oggi non esiste un'AI che ti permetta di creare un vero codice dall'A alla Z di un prodotto nato e finito che sia pronto per gli utenti e che ti permetta di poter creare una situazione tale per cui quel codice possa essere mantenuto nel tempo.
Gabriella: Ok, ma più per il mantenimento? Perché poi il prodotto è finito.
Gianluca: Anche per gli standard di sicurezza, anche per tante altre questioni. Ad esempio, l'esempio della banca un secondo fa, ma tante altre questioni. Il codice deve essere anche standardizzato, deve avere anche certificazioni di sicurezza.
Esistono tantissime layer di complessità che un AI ad oggi, almeno al giorno d'oggi, non ti consente di fare.
Soprattutto non ti consente di risolvere problemi se non hai idea di quello che sta veramente succedendo nella testa della persona utente che la sta utilizzando.
Cioè l'AI può correggere magari quel bug minimo, scemo che c'è là sopra, ma non farà mai uno studio sull'utente e su come lui utilizza l'applicazione, perché non lo può fare ad oggi.
Questo. Risposta 1. Risposta 2 è perché un'azienda non dovrebbe sviluppare poi soltanto una persona che dovrebbe investire in una persona che fa soltanto questo?
Perché lo dovrebbe fare? Perché un'azienda dovrebbe buttare un prodotto sul mercato non avendo certezza di quello che sta buttando fuori?
Cioè tu in quanto adesso gestisci un'azienda, no? Butteresti un prodotto di cui non sei sicura al 100% delle cose che fa in tutti i suoi angoli?
Gabriella: Ma…
Gianluca: Non avendone il controllo?
Gabriella: No, non lo butti… Cioè andresti in produzione con una cosa del genere. Però non penso che sia questo il punto.
Gianluca: Ok, non lo faresti però. Non lo faresti tu.
Gabriella: Sì, non credo che non sia controllabile.
Gianluca: Come fai a controllare tutto quello che sta nelle AI?
Stiamo parlando però… Aspetta, la condizione di tutto questo discorso nasce dal fatto che questi software sono studiati per persone che non sanno programmare.
Quindi tu non sai quello che sta avvenendo nel codice. Tu lo guardi e per te è un muro di testo.
Quindi tu non sai che cos'è quella roba là, eppure lo mandi.
Quindi tu mi stai dicendo che una persona del genere ha il controllo della situazione. Non può averlo, perché se il target è persone che non sanno programmare…
Gabriella: Però il target sì è persone che non sanno programmare, ma il mio punto era se hai una persona che sa di che cosa stiamo parlando.
Se ci sei tu che puoi effettivamente leggere quello che ti sta creando il AI, passi la metà del tempo rispetto a fare quella cosa che ha fatto l'AI, devi semplicemente controllarla e poi la UI te la genera a lui.
Gianluca: Perfetto, però stiamo parlando di persone che sanno quello che fanno.
Gabriella: E appunto, io azienda penso, prendo una persona invece di pagare un intero team di sviluppo esterno, prendo una persona semplicemente interna, pago uno e pago il AI.
Gianluca: Quindi crei l'MVP e poi metti una persona che è capace di fare quel mestiere a completare il lavoro. Sono d'accordo allora su questo.
Gabriella: Allora il punto è, vedi, c'è la questione che converrebbe non fare più delle company che fanno app development per altri, per terze parti?
Angelo: Io non sono d'accordo minimamente con questo discorso, comunque se posso entrare a gamba tesa su questa cosa.
Cioè io non sono minimamente d'accordo perché la questione che sta dicendo è che, cioè, poiché prima di passare al lato oscuro del design io ho studiato informatica, quindi un minimo di competenze nella cosa ne so, revisionare il codice è molto più complesso che scriverlo.
Cioè i senior vengono pagati di più perché devono revisionarlo il codice.
E il punto è che la gente AI che mi genera il codice mi può velocizzare delle situazioni, siamo d'accordo, ma quindi non sostituisce niente.
Cioè torniamo al discorso principale che tu non hai sostituito un team di sviluppo, non hai sostituito il junior che fa front-end perché lo vuoi sparagnare e allora uso la gente AI.
In queste situazioni hai semplicemente saltato un passaggio facendo fare della roba a qualcun altro che in questo caso la gente AI che però nel 90% dei casi dovrai buttare per farlo riscrivere da capo.
Gianluca: Inoltre se posso ricaricare ancora di più la dose, una persona che crea un progetto tramite prompt, in realtà diamo per scontato che lui sappia che cosa vuole.
Ma una persona che non ha alcuna esperienza nella creazione di progetti, di applicativi, web development, mobile development, qualunque cosa sia, devi dare per scontato che lui neanche sa che cosa vuole.
Magari lui non conosce i vari componenti o le varie dinamiche che si può nascondere dietro una creazione dell'applicazione o dei requisiti del sistema.
Non puoi pretendere che quella persona scriva un prompt, dammi questo e l'AI di turno possa accettare o comunque soddisfare tutte le richieste.
Perché magari sono richieste che non sono soddisfa... che però poi soddisfare.
Angelo: Poi per finire il mio discorso il punto è che sono d'accordo solo sulla questione che un'azienda potrebbe pensare che sia quello che gli serve solo la gente AI con un, chiamiamolo, prompter.
Che sostituisca l'intero team di sviluppo. Ma il punto è che è una cosa che può credere l'azienda, ma poi dobbiamo vedere effettivamente se porta a un risultato effettivo questa cosa.
Come per esempio attualmente in Italia è quasi impossibile trovare il lavoro da UI o UX designer perché credono che un coder con un minimo di questi famosi front-ender che devono fare tutto, abbiano le competenze per progettare un'app che sia effettivamente funzionale sia per l'utente che per le richieste del cliente e tutte queste cose qua perché credono che così risparmiano su una figura.
Quindi è semplicemente peggiorare la situazione e quindi creare prodotti sempre più inefficienti e problematici.
Quindi se tu mi dici per le aziende che si rivolgono a delle altre aziende per creare delle applicazioni possa sembrare allettante, probabilmente sì.
Se ci state seguendo vi sconsigliamo di farlo. Ma almeno io vi sconsiglio.
Gabriella: Io credo che sarà, per quello che dicevi, è molto allettante e penso che ci sono aziende che lo farebbero tranquillamente.
Ma sì, però al momento io non credo… Non penso si possa fare attualmente, ma io credo che se questi prodotti crescano bene, è la prima cosa che penseranno nelle aziende, soprattutto italiane.
Gianluca: I prossimi 5 anni può essere scelta migliore. E quindi è un po' sostituzione.
Gabriella: Io penso, quello che diceva Gianluca, di persone che non hanno idea di quello che vogliono, non prendo quello in considerazione perché comunque mi inserisco nelle aziende o persone che comunque hanno a che fare con questo mondo di sviluppo di applicazioni e necessitano di qualcosa in più.
E quindi appunto ricorrono ad altre aziende o a prescindere che hanno un team interno.
Questa è sostituzione di un servizio che si può dare.
Poi invece per degli sviluppatori, dei piccoli team di sviluppo, io non credo che però hanno delle altre necessità.
Noi non creiamo applicazioni per la loro funzione. Cioè il nostro scopo non è quello.
Lo scopo è più l'utente e come l'utente interagisce con l'applicazione.
Quello è sempre stato il nostro scopo, non è la funzione dell'app perché quella è un po' una decadenza.
I team piccoli di sviluppo indie comunque developer hanno altri focus che sono un po' diversi dal mercato.
E qui io questi strumenti li vedo di supporto e non di sostituzione. Sono d'accordo.
Perché ci sono appunto delle necessità di base che le hai e non ti può dare.
Gianluca: Sono perfettamente d'accordo. Torniamo però sulla ipotesi iniziale di chi usa questo progetto.
È una persona che sa sviluppare o meno? Perché quello fa tutta la differenza del mondo.
Ad esempio la scelta più giusta in questo momento, come dici tu, è di supporto.
Quindi tipo Accenture che aveva pagato, ha GPT Pro, ha tutti, boh, non so quanti, milioni di dipendenti. Perfetto. Loro sanno quello che stanno facendo. Loro sviluppano già di mestiere e hanno un supporto. Quindi possono utilizzare il prodotto come supporto. Perfetto.
Tu poi parli di outsourcing. Quindi perché un'azienda dovrebbe mettere in outsourcing un progetto e farlo sviluppare ad un'altra azienda e cose varie?
Lo dici, perfetto, potrebbero non farlo e comunque lavorarci internamente. Perché un'azienda però va in outsourcing?
O perché non ha personale, perché non ha abbastanza persone per poter dedicare a quel progetto.
Gabriella: O non ha specializzazione.
Gianluca: O non ha specializzazione. Quindi torniamo però al punto iniziale. Se non ha specializzazione, vuol dire che quella persona, quella cosa, non la sa fare.
Quindi in ogni caso, tu immagina una persona che approccia lo sviluppo, a malapena conosce i componenti. Cosa chiederà all'AI?
Creami un'app che mi permetta di vedere il tempo dalla mia posizione. Ok. Da questa frase tu puoi generare un'applicazione.
Certo, puoi creare l'app Meteo. Però lasci completamente all'AI tutta una serie di decisioni sulla struttura del codice, su quali API utilizzare, su come implementare i file, su come gestire tutte le varie dinamiche di navigazione.
Cioè è tutto lasciato all'AI. Tu non hai scelto o comunque non hai imposto nessuna cosa che per te è giusta e che tu sai che è giusta per quel progetto.
Tutto questo tu non l'hai fatto. L'AI si prende carico di tutto.
Ti può andare molto bene, ti può andare molto male, ma in ogni caso alla fine il codice che verrà generato sarà un codice che comunque dovrà essere manipolato da qualcuno in esterno.
Ergo quindi non hai risolto il tuo problema.
Ma questa cosa secondo me è facilmente dimostrabile perché ad oggi non credo che mi potete citare nessuna azienda che è nata completamente al vibe coding.
E' un progetto forte che tu dici questo è vibe coding, vibe coding puro, non c'è nessuno sviluppatore dietro.
Gabriella: Però il vibe coding è recentissimo.
Gianluca: Appunto però che è recentissimo. Dato che è così facile ed è così esploso nel mercato, ci dovrebbero essere migliaia di applicazioni nate col vibe coding.
Famose, stabili, conosciute. Non ce ne sono. Non ce ne sono, secondo me è il contrario.
Gabriella: Dimmi ne un. Proprio perché è recentissimo che non puoi.
Gianluca: Però ci sono milioni di utenti. Cursor è uscito da tre anni fa, tipo. Non è che stiamo parlando di ieri.
Se tu mi dici che questi possono creare applicazioni con un prompt in poco tempo, in pochi giorni dovremmo essere inondati di applicazioni.
Eppure non mi sembra che lo siamo.
Gabriella: Ma magari è parte del loro processo di applicazioni.
Gianluca: Credo che sia un segnale che ci stia dicendo, guarda, il problema che probabilmente un po' siamo anche in questa bolla dell'AI che va bene, il mercato è molto più attento rispetto alla bolla di internet che quello era veramente esagerato.
Però ci sono aziende che sono quotate in borsa che in realtà sono solo dei wrapper di ChatGPT che veramente tu ti fai delle domande su come questa cosa succeda.
Va benissimo. Ci sta. Il mercato non è cosa nostra, non lo commentiamo. Però l'idea è perché non ci sono milioni e milioni e milioni di nuove applicazioni create con l'AI se questi strumenti sono così forti da poterti dare questo strumento effettivo.
Gabriella: Non è cosa sapere che lo siano, sono state create. Cioè magari non, semplicemente non lo sai e ci sono.
Gianluca: Può essere, non lo so, però ci sarebbe più argomentazione al riguardo.
Gabriella: Beh comunque io ho visto i risultati di questi sia di Lovable che di Base44 e sono forse anche più di MVP.
Non so appunto la scalabilità. Quello è un altro, è un secondo passo, è una grande domanda.
Però sono dei prodotti finiti che funzionano.
Angelo: Interessante, interessante. Sicuramente questo è un discorso che potrebbe andare avanti molto a lungo.
Gianluca: Sì, l'agree to disagree.
Angelo: Sì, sì, sì.
Gabriella: Secondo me vediamo nel futuro, capiamo.
Angelo: Ci riaggiorneremo sicuramente sul…
Gabriella: Cioè è interessante capire dei team di sviluppo come noi come sopravviveranno a questi prodotti.
Gianluca: Spero tutto, guarda, l'ultima cosa. Io immagino le persone che poi imparano programmazione. Cioè se state studiando codice non smettete perché qualcuno, e conosco tantissime persone che lo faranno questa cosa, qualcuno dirà sicuramente, eh vabbè ma basta che poi lo scrivi su ChatGPT, basta che scrivi su Lovable, basta che fai quello.
Non funziona così, conosco veramente tante persone che andranno in quella direzione o comunque che consiglieranno di fare una cosa del genere, veramente non lo fate perché…
Cioè continuate a studiare codice, anche codice avanzato che è la carriera che ad oggi penso ci siano più posti di lavoro in generale. Poi vediamo. Vabbè, chiudiamo qua questa argomentazione.
Gabriella: E invece prossimo argomento che è un nuovo dispositivo, cioè per noi un nuovo dispositivo, ovvero i smart glasses di Meta, che sono stati introdotti appunto forse dieci giorni fa con i Ray-Ban Display.
Quindi sono questi nuovi occhiali di Meta che, diciamo, introducono per noi una nuova frontiera.
Ma in realtà non è una nuova frontiera, però comunque è un avanzare di questo mondo dei smart glasses che ci fa porre la domanda, ok, quindi gli smart glasses sono un dispositivo che quindi dovrà essere inserito all'interno di uno sviluppo di applicazioni.
Anche perché come si vede comunque dai video, quello che succede è che mentre vivi la tua vita puoi tranquillamente utilizzare varie applicazioni utilizzando semplicemente questi smart glasses e il braccialetto per controllare appunto il display.
E quindi lo sviluppo di applicazioni per smart glasses.
Gianluca: Anche noi ne parliamo proprio per quello, perché alla fine nella presentazione, un disastro di presentazione però divertente, è stato appunto annunciato che verrà rilasciato un SDK, quindi le persone sviluppatori potranno creare i loro progetti per poter lanciare le applicazioni per questo nuovo dispositivo.
A primo approccio ho avuto quella sensazione di quando è stato creato l'App Store sull'iPhone, che hanno aperto un po' le dinamiche interessanti.
Al momento non c'è ancora documentazione ufficiale pubblica, c'è una lista di attesa a cui puoi iscriverti per avere accesso appunto alle librerie.
Secondo me è interessante, sono un po' confuso da quello che puoi o non puoi fare, quello che è l'ambiente di sviluppo, quali sono le effettive possibilità che tu hai a disposizione con il dispositivo.
È tutto un poco ancora incerto, sicuramente c'è un nuovo mercato da esplorare, il che è una cosa interessante, perché sicuramente Meta è l'azienda che di più ha investito sul metaverso, VR, quello che sia sia, e hanno dimostrato che stanno facendo una corsa da pazzi.
Cioè, tipo in otto mesi questo prodotto era un prototipo, adesso è diventato un prodotto vero, che ha una data appunto che verrà rilasciato sul mercato a breve.
E questa cosa qua apre comunque le possibilità a decine di aziende di poter inserirsi, o comunque anche di potersi creare, perché effettivamente l'App Store è un mercato, sicuramente con moltissimi competitor, i Meta no.
Possiamo fare un po' il rapporto con gli altri dispositivi, che ne so, il Vision Pro di Apple, o gli altri dispositivi stessi di Meta, ma questa è un'interazione ancora diversa.
Sì, è diversa. Ancora un'altra cosa. Il fatto che tu puoi controllarlo con il braccialetto, con i nervi delle mani, il fatto che il display sia molto piccolo.
Che cosa ci sviluppereste voi?
Cioè, se ti viene in mente, dicevo, un'App che mi permette di vedere in tempo reale quello che la persona sta guardando.
Gabriella: Allora, secondo me è interessante, e come dicevi tu, è interessante capire se può essere d'aiuto fare la corsa alla prossima applicazione su Meta.
Però è una nuova interazione con l'utente, quindi va studiata un attimo.
Quella di cui parlavamo prima è molto semplice, che è stato già introdotto, la questione di applicazioni per persone ipovedenti.
È abbastanza intuitivo, direi. Forse è la prima cosa che ti getto mi viene da dire.
Però, appunto, utilizzare un'applicazione mentre io cammino e vederla attraverso i miei occhiali è ancora un po' uno step che è hard da fare.
Gianluca: Che poi non sono tutti gli occhiali. È uno schermino all'angolo che tu, poi ovviamente quando l'indossi, hai la percezione che solo il tuo occhio destro ha uno schermo, ma in realtà non è neanche tutta la porzione dell'occhiale.
Quindi è una porzione della lente destra. Quindi quali sono poi i limiti che hai di questa cosa qua?
Gabriella: Per me è molto limitante.
Gianluca: Inoltre, scusami, ti interrompo, sono occhiali. Che non è una... Ovvio sì, sono occhiali, ma non è scontato.
Cioè vuol dire che se tu, quando hai acquistato quegli occhiali, li hai comprati con la configurazione occhiali da vista, ti devi mettere gli occhiali da vista tutte le volte.
Se invece li hai comprati con la configurazione occhiali da sole, tu immagini che vuoi usare quel dispositivo, ma sei in un ambiente di notte o sei...
Cioè tu ti devi mettere gli occhiali da sole, se no non puoi usare quel dispositivo.
Forse dovevano fare le lenti intercambiabili, ma che ci penso? Cioè poteva essere una cosa che effettivamente ha senso.
Gabriella: Non lo so, comunque io credo che sia molto interessante e non so che cosa effettivamente ci svilupperei a...
Ma perché tipo ho visto dei video di gente che lo utilizzava guardando una pianta e tipo dimmi che pianta è. Bello, cioè capito?
Perché semplicemente sto vivendo la mia vita e voglio informazioni riguardo quello che sto guardando.
Ti devo dire, i messaggi, non prendo il telefono, però posso vedere il messaggio che mi è arrivato.
Chiamare, top, cioè tutte cose che mentre vivi puoi fare.
Giocare, vuoi tipo giocare a qualcosa mentre, non lo so, stai in metro con i tuoi occhiali.
Gianluca: Comunque dovrebbe essere un'integrazione a un dispositivo che tu già... Cioè dovrebbe essere la solita integrazione al telefono. Il wearable che tu associa al telefono e ti espande quello che fa il telefono in sostanza.
Gabriella: Però sarebbe bello non averlo il telefono.
Gianluca: Ma questo è proprio lo scopo. Questi occhiali funzionano indipendentemente, cioè lo store è indipendente dal telefono.
Tu scarichi l'app sugli occhiali. Quindi quella è la questione.
Quindi tu sviluppi una cosa che non è un'app sul telefono che poi utilizza i sensori, quello che sia, dell'occhiale.
Tu sviluppi per un dispositivo stand alone che è l'occhiale. E' un po' difficile.
Qui non stiamo parlando dell'Apple Watch che ha, che ne so, l'iPhone collegato e l'Apple Watch fa da companion o qualcosa del genere.
Gabriella: Capisco. Lì è proprio quello. Cioè è un po' più difficile. Perché hai un bel po' di limitazioni e quindi secondo me è proprio ripensare l'idea di applicazione che tu hai.
Gianluca: Assolutamente, ma penso che anche lì sia complicato.
Cioè immaginati avere accesso a quello che una persona vede H24, i problemi di privacy che tu possa avere se sviluppi su quella piattaforma.
Cioè devi comunque avere un determinato livello di garanzia all'utente che non è da poco, specialmente in Europa.
Che ne so, l'interazione delle animazioni o qualunque cosa possa essere un qualcosa di movimento. Tu ce l'hai davanti all'occhio.
Quanto puoi essere disturbante per l'utente?
Cioè se quella persona sta guidando, non puoi creare una cosa che si attivi e faccia qualcosa di complesso.
Perché diventa anche una questione magari, forse il sistema operativo avrà previsto questi tipi di casi.
Però immaginati comunque lo sviluppatore medio, lui sviluppa un'applicazione che sviluppa magari la propria applicazione che lui ha per altri dispositivi e la porteranno su questo.
Ma non è proprio la stessa cosa.
Gabriella: No, non è un'espansione di quello che hai. È proprio pensare a un'altra cosa perché non è un'interazione.
A differenza del Vision Pro, quello secondo me è pensato proprio come espansione di tutti i dispositivi che hai.
Cioè tutte le applicazioni che hai sui diversi dispositivi, poi puoi espanderlo in qualche modo anche alla parte di VR.
Però in questo caso, siccome anche il visore, diciamoci la verità, non è un oggetto che puoi portare 24 ore su 24, gli occhiali 18 ore, a meno che te li togli quando dormi.
Gli occhiali sono più per la vita quotidiana.
E lì, quindi per me il punto di chiunque vorrà fare applicazioni per gli occhiali, che non lo so Angelo se ti va di fare applicazioni per gli occhiali, però in quel caso direi capire esattamente qual è l'interazione che si necessita quando si vive la propria vita.
Gianluca: Come si sviluppa il design per uno schermino piccolino all'interno degli occhiali?
Cioè quanto ti puoi spingere effettivamente nel dettaglio? Ma poi devi comunque vedere quello che sta succedendo nella vita, capito?
Quindi è questa trasparenza strana.
Angelo: Non so se Mark ci vuole mandare un paio di occhiali così me lo studio, ma purtroppo attualmente non ti so dare una risposta su questa domanda di come studiare il design apposito su un dispositivo del genere.
Sono sicuramente intrigato da questo tipo di interazione nuova dell'utente con un dispositivo che vedo molto onestamente a fuoco per un prodotto che deve essere quotidiano.
Come diceva Gabri, comunque un occhiale lo puoi portare in giro costantemente, a differenza di un visore che è veramente scomodo, pesante, con la batteria.
Invece questo è progettato in un form factor abbastanza piccolino che puoi costantemente portare.
Certo c'è la questione della tipologia di lenti, ma comunque questa è una prima versione, mi immagino nel futuro qualcosa, anche banalmente un attachment per le lenti da sole magnetico come si fa sugli occhiali da vista attualmente.
Gianluca: Devi vedere se si può fare, magari copre il display in qualche modo se non interferisce col display.
Angelo: Ma non credo, cioè il display alla fine è all'interno della lente, quindi non vedo perché dovrebbe, una copertura dovrebbe, che successiva dovrebbe dare fastidio.
Però ovviamente non lo so, non sono un ingegnere, non lo so.
Detto ciò, credo che sono molto interessanti come prodotto perché riescono a risolvere tutto quello che poi fondamentalmente noi facciamo tante app diverse, ma poi fondamentalmente le persone usano il telefono e i social.
Quindi sul telefono non è che se si possono vedere queste cose non è un problema.
Per tutta la questione della sicurezza al volante la gente continua a fare incidenti perché sta al telefono.
Non credo che ci siano difficoltà, addirittura le auto hanno ormai degli infotainment che hanno, ti danno informazioni direttamente sul parabrezza.
Sono interessanti i topics, quindi non vedo, sai, il problema di farsi…
Gianluca: Quando i governi inizieranno a bloccare l'utilizzo di occhiali smart alla guida perché saranno comparabili al telefono?
Gabriella: Sarà tipo al secondo incidente subito un casino per gli occhiali Meta. Ma soprattutto la privacy dell'altra persona è sempre questo, oltre alla tua, proprio degli altri cristiani.
Gianluca: Però bellissimo, se tu fai l'incidente puoi registrare in tempo reale tutto l'accaduto, cioè per un tribunale sarebbe la svolta. Le dash cam.
Gabriella: Allora è tipo… Le assicurazioni che ti dicono comprati gli occhiali Meta così registri tutto.
Gianluca: A livello di sviluppo bisogna buttarsi, adesso sicuramente grandi aziende lo faranno, ma chiunque abbia in generale, chi sviluppa si dovrebbe un po' lanciare su questa nuova piattaforma.
Perché comunque è un mercato inesplorato, quindi sarai uno tra i migliaia di compagni.
Mi ricordo un po' anche Huawei ha fatto questa cosa, aveva lanciato il suo marketplace quando ha avuto problemi con Google Store.
Angelo: Ah, è stata una questione, sì.
Gianluca: Sì, era sicuramente un motivo diverso. Necessità.
Però chi si è lanciato, diciamo, era uno dei pochi in un mercato comunque nuovo inesplorato, quindi ha avuto modo di potersi fare le spalle grosse.
Potrebbe essere anche questa un'altra, anzi poi Meta, comunque c'ha sicuramente un po' più il nome, ancora il nome grosso.
Non so quanti dispositivi venderanno, però essendo comunque un paio di occhiali da 800-900 dollari circa, sai che comunque è una persona che è disposta comunque secondo me a spendere.
Cioè sono comunque degli occhiali che costano quanto un iPhone in America, penso, più o meno quelli sono i prezzi loro, quindi quanto uno smartphone.
Gabriella: Beh, come mercato inesplorato, insomma, potresti, potrebbe essere la tua fortuna, però ci sono dei punti ancora da capire.
Da capire. Però fin quando non ti butti non puoi capire.
Gianluca: Sai come li risolvi questi punti da capire? Con Lovable.
Lovable, creami un'app per gli occhiali.
Gabriella: Guarda, ma ora facciamo la marchetta.
Angelo: Ragazzi, Lovable, cioè se ci puoi far fare, io e noi siamo a disposizione così non facciamo più niente, facciamo…
Gianluca: Che facciamo? Facciamo l'app con Lovable.
Angelo: Ok. Ma direi di passare al prossimo topic.
Per chi ci sta seguendo da YouTube, ma in realtà anche da Spotify, e stia guardando il video, forse avrà notato che ci sono delle modifiche importanti al nostro set.
Incredibile. Abbiamo…
Gabriella: Sì, si è scaricata all'ucinano notato.
Angelo: Ecco, io mi sono spento, la mia luce è finita, mi sono…
Quando è che si è acceso?
Gianluca: Abbiamo cambiato l'angolo.
Gabriella: Allora, abbiamo cambiato l'angolo e c'è una piantina.
Angelo: Abbiamo una piantina, abbiamo risolto più verde, cosa che non mi piace, ma va bene così.
Esatto.
Gabriella: Non è proprio veramente la definizione di greenwashing.
Angelo: Non mi piace la mia povera piantina, spero che non muoia.
Gianluca: No, dai, non morirà, che cavolo.
Angelo: Avete un altro motivo per seguirci, vedere che fine farà questa piantina.
E niente, questa parte finale dell'episodio la dedichiamo un po' più a noi, cosa che non abbiamo fatto.
A Unicorn Donkeys.
Sì, a Unicorn Donkeys e diciamo ci stiamo dedicando un po' di più, ci vorremmo dedicare un po' di più anche al lato social, della cosa che per noi è molto complesso perché nessuno di noi tre è esperto in materia.
Gianluca: Ma neanche tanto esperti, anche solo ne abbia mai fatto parte a livello professionale, cioè non abbiamo mai usato i social a livello professionale.
Esatto, esatto.
Gabriella: Ma proprio anche nel quotidiano.
Anche nel quotidiano facciamo difficoltà, effettivamente.
Angelo: Quindi ci siamo dedicati un po' in questi ultimi giorni, perché non volevo dire settimane, ma in realtà no.
Cioè, con la testa siamo da un paio di settimane che vogliamo lavorarci.
Gianluca: Non è passato abbastanza tempo da usare il plurale.
Angelo: Esatto, purtroppo non è passato abbastanza tempo e non ci siamo messi poi così tanto in realtà. Sì.
Però ci stiamo provando, ci stiamo provando, vedrete nel prossimo futuro tante cose anche per sponsorizzare un po' di più i nostri prodotti.
Sì.
Tra cui Autsun, che è il nostro prodotto di punta.
Sì.
Il nostro prodotto di punta che...
Francesco, piacere, dai.
Anche per far ritornare un po' il momento nostalgico dei primi episodi.
Lasciami stare.
Gianluca: Dobbiamo sicuramente far conoscere magari di più i progetti che facciamo e che stiamo facendo e che usciranno nel prossimo futuro.
Doviamo un po' capire quale direzione prendere magari come presenza online, quale è il character che vogliamo dare un po' a noi.
Sì.
Sì, sostanzialmente. E che tipo di contenuti dobbiamo anche affrontare. Cioè noi abbiamo diverse competenze, lato trasversale, potremmo creare diverse tipologie di cose, ma non abbiamo ancora una visione chiara.
Come lo diciamo, no? Allora, ci sono un po' di...
Abbiamo delle cose, di visione.
Gabriella: Ci sono degli struggle, perché abbiamo la voglia di farlo e forse ci ferma la nostra poca competenza.
E quindi, diciamo, è un po' difficile.
Potremmo fare tante cose, però stranamente non riusciamo a farne...
Cioè non riusciamo a prendere qualcosa che ci sentiamo 100% sicuri, diciamo, abituati a fare.
E quindi è un po' uno struggle di inizio, che è di proprio inserirsi in questa parte.
Angelo: Sì, vogliamo fare pure...
abbiamo tante idee, però poi forse anche queste idee vanno pure troppo amanti rispetto alle nostre capacità.
Esatto.
O forse non sono magari in focus poi con quello che vogliamo fare.
Quindi, insomma, ci stiamo un po'...
Gianluca: Ci stiamo lavorando.
Angelo: Ci stiamo lavorando.
Gabriella: Ci stiamo lavorando, speriamo che...
Gianluca: Potrebbe essere interessante sapere se c'è qualcosa a cui possiamo rispondere.
Qualcosa, qualche direzione.
Volete vedere qualche cosa in particolare?
Non lo so, possiamo creare qualche contenuto più o meno educativo?
Più o meno del background di quello che facciamo?
Volete più spoiler?
Che ne so?
Avete qualche...
Angelo: Sì, sarebbe interessante. No, so.
Diciamo che abbiamo dedicato questo momento anche per farvi questa domanda e cercare di capire cosa possa essere magari più interessante anche per voi che ci guardate.
E quindi magari creare qualche contenuto più interessante oltre al podcast, perché il podcast sarà sicuramente un contenuto che continueremo a portare.
E che vogliamo espandere.
Esatto.
Gianluca: Tra l'altro è un piccolino spoiler che possiamo dare.
Sì, sì.
Sì, stiamo lavorando su diverse cose e rimanete sintonizzati per scoprirle.
Sì.
Altro?
Gabriella: No, è semplicemente ci veniva... diciamo, è una cosa che non abbiamo mai fatto e che quindi ci è venuto un po' naturale condividere.
Perché sta un po' rallentando tutte le nostre idee.
Quindi se vedete Angelo un po' spento è perché vuole fare tanti contenuti ma non sa come farli.
Angelo: Ci provo. Ci provo sempre. Ma che dirvi?
Quindi, anche questo episodio è finito e io mi accendo sempre e solo per l'inizio e la fine degli episodi.
Quindi, ragazzi, quello che vi dico sempre è seguiteci su tutte le piattaforme dove ci potete trovare.
Su Spotify, YouTube, Amazon Music, non è vero, è Amazon Podcast, non mi ricordo mai come si chiama.
Gabriella: Amazon Music.
Angelo: Ok. Apple Podcast e mi raccomando mettete like, mi piace, commentate, fateci sapere sempre quello che possono essere...
Rispondete a qualche domanda.
Esatto, fateci qualche domanda se vi può servire e ci vediamo al prossimo episodio.
Gabriella: Ciao.
Ciao.