Ep. 10 - Swift Student Challenge 2026 e il Disastro Bento
📺 Abstract
In questa puntata del podcast "In Development", Angelo, Gabriella e Gianluca affrontano tre argomenti principali:
- Swift Student Challenge: La competizione annuale di Apple per giovani sviluppatori è già in corso. Il team ne discute l'esperienza personale, le regole (playground app fino a 25 MB, da completare entro il 28 febbraio), il dibattito sull'uso dell'AI nelle submission e il valore dell'idea rispetto alla qualità tecnica nella valutazione dei Distinguished Winner.
- La fine di Bento.me: Il 13 febbraio Bento.me ha chiuso dopo essere stato acquisito da Linktree, un competitor diretto. Il team analizza le scelte discutibili dell'acquisizione — orientata all'eliminazione del competitor piuttosto che all'integrazione — e saluta con entusiasmo Aveli, alternativa italiana che ricorda da vicino lo stile di Bento.
- Out Soon v2.0 e i fallimenti di lancio: Il team riflette sull'andamento deludente del lancio della nuova versione della loro app Out Soon, aprendo una discussione più ampia su cosa fare quando un progetto non performa come atteso: tornare alla ricerca, analizzare i dati, bilanciare marketing e product-market fit, e mantenere agilità senza farsi trascinare completamente dai numeri.
🎙️ Transcript
Angelo: Benvenuti a In Development, il podcast dove commentiamo ciò che succede nel mondo dello sviluppo software. Io sono Angelo, qui con me Gabriella, Gianluca e Francesco alla regia. Mettetevi comodi, preparatevi i popcorn, prendete la vostra bibita preferita e iniziamo. Ciao amici, che bello, una nuova puntata di In Development!
Gianluca: Così è, sì, perché ci abbiamo l'intro.
Angelo: Perché questa seconda stagione non c'è più bisogno di dire benvenuti e cose varie. Luca, stiamo facendo un sacco di miglioramenti e questo voglio dire.
Gianluca: Non mancherà per niente come il muro.
Gabriella: Sì, indovinate il prossimo miglioramento — spoiler, non sarà la qualità della telecamera.
Angelo: Quella ci stiamo provando inutilmente da troppo tempo.
Gabriella: Se avete dei suggerimenti su come collegare il telefono, ditecci e scriveteci nei commenti perché ci servirebbe. Iniziamo dicendo tutto quello che non funziona.
Angelo: Comunque passiamo alla puntata di oggi. Cosa parleremo? Lo dico io: oggi parleremo della Swift Student Challenge, perché è già partita.
Gianluca: È partita una settimana fa, pure.
Gabriella: Quando uscirà la puntata sarà per chiudere.
Gianluca: Sarà già finita, vabbè.
Angelo: Sarà già passato, quindi non è partita tra una settimana — sarà partita per voi che state guardando questo episodio. Ne parleremo meglio dopo. Poi parleremo di Bento, che è definitivamente morto. Facciamo un minuto di silenzio per Bento. Sorpresa, sorpresa! Capiremo dopo. E poi parleremo di fatti nostri.
Gabriella: Noi non c'entriamo però.
Angelo: Però parleremo di fatti nostri.
Gianluca: Questa sarà la nostra ultima puntata, vi ringraziamo di aver visto questo podcast fino ad oggi.
Angelo: Adesso possiamo mettere anche la cosa così ci esce il video più facile. A questo punto possiamo partire con l'episodio. Se non sei attento non si attende che non possiamo iniziare l'episodio senza dirvi di seguirci, mettere il follow, tirare la campanellina, prendere i vostri popcorn. Dovete mettere i commenti, seguiteci, mettete un commento, dateci feedback e mettete like. Andiamo con la puntata.
Gianluca: Ufficialmente l'inizio più strano di sempre. Bene così.
Angelo: Meglio così.
Gabriella: Voglio bene. Oggi è una giornata strana, quindi ci avrete un po' strani.
Angelo: Più ci sentiamo a nostro agio a dire stronzate nel podcast e più significa che ci siamo al nostro anno.
Gianluca: Va bene. Aggiornamento prima di iniziare con tutte le news: abbiamo recuperato gli iscritti al canale che avevamo perso l'ultima volta. Complimenti ad Angelo per aver fatto il call out.
Angelo: Le minacce che ho fatto nella puntata scorsa hanno funzionato. Quindi se non raggiungiamo i 100 iscritti su YouTube entro la prima settimana, mi raccomando — per chi partecipa alla Swift Student Challenge per la perdita, dobbiamo raggiungere l'obiettivo. Io ho le conoscenze, la faccio per davvero.
Gabriella: Va bene. Swift Student Challenge è già iniziata, quindi ritrattiamo questo fatto. Quando uscirà la puntata, quando ci vedrete, probabilmente sarà anche finita.
Gianluca: No, perché però sarà il 28 febbraio.
Gabriella: Chiudono le submission per la Swift Challenge quindi affrettatevi. Io spero che l'abbiate già mandata. Io quando ho partecipato l'ultima volta l'ho mandata nella notte dell'ultimo giorno disponibile.
Angelo: E qual era il tuo progetto che hai mandato?
Gabriella: Una cosa molto triste, non ne parliamo. Veramente triste. Era sulla ferrola, sullo screening per i tumori.
Angelo: Ok, passiamo a un argomento più interessante. Io il mio progetto era sulle tartarughe, delle tartarughe Caretta Caretta, un argomento a me molto caro.
Gabriella: Le famose... silenzio per chi sa, per chi conosce Angelo.
Angelo: C'è chi lo sa, può lasciare un commento e avvisare tutte le altre persone. Comunque volevo sensibilizzare le persone per la salvaguardia di queste tartarughe, queste povere tartarughe a cui io sono molto legato.
Gianluca: Io ho partecipato solo una volta, moltissimo tempo fa, quando ancora non esistevano le playground app. Tra l'altro la cosa era molto tecnica, ed erano solo playground. Parliamo di quasi una decina di anni fa secondo me. Ho fatto un algoritmo di scomposizione delle immagini, ma non esisteva la playground app quindi non potevi creare un'app. Io ho fatto il playground.
Gabriella: Effettivamente nel 2016 venne annunciata la playground app per iPad, quindi la mia submission è arrivata prima del 2016.
Gianluca: Questo è da riflettere. Vabbè, era un po' una scogliatura.
Gabriella: È un'ottima occasione per tutte le persone che si stanno inserendo nel mondo di Swift in generale e in tutte le piattaforme di Apple. Non so se sia talmente semplice imparare a programmare con la playground app. Io ho iniziato prima con Xcode e poi sono passata a playground, e questo passaggio è stato per me difficile perché ci sono delle limitazioni su playground.
Gianluca: Tra l'altro penso che sia veramente un pessimo modo per iniziare a programmare, perché playground è fatto apposta per imparare — per toglierti la difficoltà di imparare a usare Xcode come programma prima di imparare a programmare.
Gabriella: Assolutamente. Vabbè, però immagino che passare da Xcode a playground sia un po' difficile per tutta una serie di limitazioni che poi gli hai, che non lo sai neanche. Però ormai già ti sei sgranchitocon Xcode e quindi playground è un po' così. Però secondo me considera che l'età più bassa credo sia sui 14 anni per inviare i file per la Swift Student Challenge. Magari l'iPad è più un device utile per chi ha dai 10 ai 14 anni, o anche solo può trovarlo più facilmente nella propria casa. Comunque questa è una mia supposizione.
Gianluca: L'importante è che lo puoi fare, poi chi se ne frega.
Gabriella: Magari sai, l'iPad è proprio tipicamente quel device che dai ai bambini per giocare, e già giocando impari qualcosa con la playground app. È un primo approccio alla programmazione. Magari è un ottimo passaggio successivo per dire: ok, adesso ho 13 anni, ho la capacità di fare questa piccola applicazione e la mando ad Apple.
Gianluca: C'è da dire che adesso rispetto a quando l'abbiamo mandata tutti e tre, ci sono un sacco di nuovi strumenti per imparare. Ad esempio l'AI, nominata anche in questa puntata. Ma neanche tanto le AI, proprio anche i tutorial di Apple che hanno messo a disposizione per imparare a creare le prime applicazioni. Sul sito dei developer c'è un sacco di materiale proprio per chi sta iniziando adesso, per chi impara, che è una cosa che negli anni passati non esisteva. Già avere questo strumento ti dà una grandissima mano. Poi le AI non lo so, perché uno dei pilastri che mettono nei termini e condizioni è che tutto dovrebbe essere creato da te. Quindi l'utilizzo delle AI è un po' borderline come contesto. È anche complicato capire se hai usato le AI. Quindi non credo che sia una barriera in entrata.
Gabriella: Però è una cosa di cui adesso ci dobbiamo preoccupare. L'anno scorso non era una cosa a cui potevamo pensare, però attualmente è un fattore da dover considerare sia per Apple, che per quante persone invieranno la propria applicazione con un aiuto delle AI. Magari prima era un aiuto da decine di video YouTube che ti aiutavano a fare determinate cose, e questa volta hai fatto un prompt su una chat con un aiuto.
Angelo: Io non ho mai capito cosa si valuta nella challenge: se l'idea, se il fine dell'idea.
Gabriella: Il fine dell'idea è la parte fondamentale. Cioè l'idea è sempre la cosa fondamentale. Dal codice, tanto alla fine ti guardavi il tutorial.
Gianluca: C'è un po' di mix delle informazioni che sono disponibili. Come è fatta l'idea, quanto è innovativa, quanto è wow.
Gabriella: L'impatto che ha sulla società, sulla tua community, è una cosa importantissima. Infatti tra i Distinguished Winner la cosa più importante non è solo la parte di avanguardia tecnologica, ma in realtà è l'impatto sociale che ha la tua idea. Ci sono stati alcuni vincitori che poi hanno fatto evolvere la loro applicazione da playground a una vera e propria applicazione con un impatto sociale. Quella è la cosa che più interessa Apple durante la Swift Student Challenge, perché non è per i professionisti ma per chi sta iniziando. Quindi la tua idea ha più valore che il modo in cui la svolgi.
Gianluca: Effettivamente anche quest'anno c'è la divisione tra i vincitori classici e i Distinguished, questi vincitori particolari. La differenza è che vinci il biglietto per la WWDC. Quindi ogni volta che parliamo di Student Challenge siamo proprio alle porte della discussione della WWDC. Mi domando a questo punto quando la WWDC tornerà all'epoca pre-Covid, dove l'esperienza live a Cupertino dava tutto un altro sapore. Adesso con tutto pre-registrato e queste limitazioni, magari comodo da produrre perché preparano tutto in anticipo e si occupano soltanto di gestire gli ospiti, farli sentire speciali, senza preoccuparsi di avere discorsi live o preparare tante attività live. Però è un peccato.
Gabriella: Le presentazioni live sono sempre — hanno un altro sapore.
Gianluca: Gli dava forse qualcosa in più a livello di esperienza.
Gabriella: Di impatto storico direi. Riguardando poi le WWDC precedenti c'è un po' un impatto storico sulla live.
Angelo: A me piace di più così. Però perché non vado là. Probabilmente se ci vai è diverso.
Gianluca: Se ci vai, cosa fai? Vai là per vedere un video registrato su un televisore.
Angelo: Vabbè, però sei sempre all'interno dei nuovi spazi di Apple. Secondo me è un'esperienza comunque molto coinvolgente rispetto a vederlo da casa. E poi sicuramente avrai anche delle attività ad hoc. Secondo me poi sì, sicuramente se c'è lo spettacolo dal vivo — chiamiamolo spettacolo — è diverso. Però lo spettacolo che ti presenteranno è comunque limitato dall'essere live, e quindi tutte quelle cose che ci sono state nelle ultime presentazioni non si possono fare, come la Formula 1 che gira sul tetto che poi non c'è.
Gianluca: Vabbè però i video no, li hanno sempre fatti.
Gabriella: No, ci sono dei contro. Il contro del registrare è che nelle WWDC live c'erano le reazioni del pubblico, che per me sono un punto... il momento iconico, un divertimento. Quando presentano qualcosa la telecamera passa a qualcuno del pubblico, c'è sempre una faccia estasiata. Il momento iconico di Steve Jobs quando non gli funziona internet e chiede a tutti di staccarsi dal wifi. Sono cose che succedono soltanto quando sei lì in presenza.
Gianluca: Sarebbe interessante fare un sondaggio, chiedere quante persone vorrebbero tornare alla vecchia esperienza piuttosto che a questa nuova.
Angelo: The old fashion way.
Gianluca: The old fashion way.
Gabriella: Non cerchiamo di essere nostalgici.
Gianluca: Non è nostalgia. Però chiedere alle persone che ci seguono.
Angelo: In questa puntata i nostalgici sono loro due, perché io sono più pro.
Gianluca: Tu sei pro. Volevo sapere se è una cosa sentita. Io un po' mi manca. Però cioè, porca miseria.
Gabriella: Parliamo di cose che ci mancano. Un po' di tristezza per Bento.
Angelo: Passiamo subito all'argomento successivo.
Gianluca: È arrivata la data. Il 13?
Gabriella: Il 13. Il 13 febbraio è l'ora per Bento. È successo. Bento.me.
Gianluca: Per chi non lo conosce, Bento era un sito internet molto fatto bene, gratuito tra l'altro, che permetteva semplicemente di creare dei "bento", che sono queste scatole giapponesi in cui si pone il cibo, molto particolari per essere compatte e rettangolari. Loro hanno preso questa idea per fare delle box nelle quali potevi aggiungere dei link, delle particolari sezioni che volevi mettere in mostra su un tuo sito, e artisticamente era anche molto fatto bene: minimalista, molto carino.
Gabriella: È stata una grande perdita.
Gianluca: Esatto. Dava la possibilità di crearsi un portfolio — non un portfolio vero e proprio, però diciamo poteva dare un'idea di crearsi un proprio sito internet in maniera molto facile, molto veloce. Potevi condividerlo con il link al tuo profilo che potevi creare customizzato in base alle tue esigenze.
Gabriella: Sì, come avevamo noi su Instagram.
Gianluca: Un bel servizio. Noi avevamo il profilo su Bento come la maggior parte delle persone che lo conoscessero. Era molto utile. Ora non c'è più. È stato acquistato da Linktree, che è un competitor.
Angelo: Ha voluto eliminare il competitor acquistandolo.
Gianluca: Io mi domando però: perché Linktree non ha convertito i clienti di Bento creando già le pagine sulla loro piattaforma, anziché decidere di cancellarli completamente e perdere quella base? Probabilmente ci sarà qualche questione legale di mezzo che magari ignoriamo, però secondo voi perché?
Angelo: Non credo ci sia nessuna limitazione legale, però magari il passaggio non è così immediato. Io in realtà Linktree non l'ho mai usato, non so come sia strutturato a livello tecnico. Non so cosa permetta di mettere tra link, eccetera. Perché per esempio su Bento potevi mettere solo la mappa, potevi mettere dei widget un po' diversi. Non so se Linktree cosa ti permette di fare, però magari era uno sforzo difficile — Bento aveva ormai un bel po' di clienti, quindi magari spostare e cercare di adattare tutta la base di utenti di Bento era complicato.
Gianluca: Vabbè però è un peccato: hai fatto un acquisto e hai preso questa fetta di mercato per poi perderla in un certo senso.
Angelo: Non so se perderla del tutto.
Gabriella: Se l'hanno effettivamente persa, sicuramente il fatto che i vecchi link di Bento portano alla landing page di Linktree e lì si chiede di fare il login dentro Linktree è un funnel dove perderanno un bel po' di gente. Perché Linktree non lo pensi allo stesso modo di Bento. Devi fare uno sforzo in più per capire come usarlo allo stesso modo. Quindi lì la gente deve essere rieducata e ne perderanno tantissime. La loro landing page in quel momento del passaggio doveva darti qualcosa in più per dire: ok, sì, hai perso tutto quello che avevi fatto, però ecco un modo più semplice per ritrovarlo facilmente facendo determinati passaggi.
Gianluca: Probabilmente avendo anche un piano a pagamento avevano più solidità economica per poter gestire questa trasformazione, questo acquisto in generale.
Angelo: Sono d'accordo con lei nel fatto che almeno ti potevano creare un flow per portarti a creare il tuo profilo, invece di lanciarti sulla loro pagina e fartelo fare da solo.
Gianluca: È un'acquisizione un po' strana dal mio punto di vista, perché è un'acquisizione a eliminazione dell'avversario piuttosto che ad aumento del proprio volume. Non è una classica acquisizione tipo Bending Spoon, dove comprano un'azienda e semplicemente la integrano nella loro pipeline, valorizzando il progetto e non distruggendo il competitor. Invece questa sembra proprio un'unica direzione distruttiva più che costruttiva.
Angelo: Sì, e neanche io capisco la mossa. Apre facilmente la possibilità di creare una copia — o comunque qualcosa di molto simile a Bento, visto che ha funzionato così bene, visto che molti utenti si sono affezionati.
Gianluca: Che poi era molto bello, dai parliamoci. Era veramente molto fatto bene.
Angelo: Solo perché era molto bello lascia facile spazio a qualcun altro di fare una soluzione molto simile e riproporla. Ed è accaduto. Come i ragazzi di Aveli — italiani tra l'altro, e tra l'altro paesani nostri, molto vicini. Hanno nella loro pagina proprio una bella mappa con scritto Fratta Maggiore.
Gabriella: Noi ve lo consigliamo di provarlo. Per quello che abbiamo avuto modo di vedere: fatto bene, molto carino, molto pulito, ricorda tantissimo il vecchio sito. Animazioni fatte bene, design molto pulito, funziona molto bene. Ha tutto quello che ti serve, è gratuito, puoi crearti un bel profilo. Specialmente se non avete intenzione di creare un sito da zero e non avete intenzione di perderci tempo.
Gianluca: Cosa che assolutamente consigliamo, perché la maggior parte delle volte se ti serve solo una landing page non ha senso creare tutto da zero. Se vuoi creare un profilo o portfolio, non un vero portfolio, ma qualcosa di simile, si può fare un po' di tutto.
Angelo: Si può farci un po' di tutto. Il limite è solo l'immaginazione. Lo spazio ce l'avete, potete farci un po' quello che volete. Mettere il link a tutti i vostri progetti, le vostre cose. Noi diciamo che in settimana faremo l'account.
Gianluca: Sì, e troverete in bio il link. Quando ci sarà questo video pubblicato, questa puntata sarà pubblicata, ci sarà sicuramente il nostro link. Possiamo dare anche un esempio di come potrebbe essere fatto un sito. Anche io farò il mio personale.
Gabriella: Anche perché noi lo usiamo appunto perché è un link dove vengono raccolte tutte le cose importanti ai nostri progetti. Per noi è molto utile. Per una persona singola, un professionista, potrebbe essere altrettanto utile. Per una persona che magari si dedica a diverse cose, avere un posto dove mettere tutti i progetti — anche quando non sei pronto a renderli troppo pubblici, però allo stesso tempo vuoi uno spazio dove qualcuno possa vederti in qualche modo.
Gianluca: Anche a livello di marketing, avere un unico link è molto interessante. Immagina adesso che ci sono le storie e i reel, nei quali puoi mettere dei bottoni, puoi premere e andare. Metti solo questo link e hai tutti i tuoi progetti condivisi in un unico istante. Comodissimo come idea di condivisione su internet.
Gabriella: È una sorta di CV bello.
Angelo: Un biglietto da visita digitale dove puoi mettere tutte le informazioni necessarie che devi condividere. Poi in realtà lo usavo anche solo per me stesso, per andare velocemente ai miei progetti.
Gianluca: Il fatto che puoi usare questo strumento in molti modi diversi ti fa capire anche la possibilità che c'è dietro un'idea di questo tipo. Non è nulla di complicato, non è nulla di stravolgente a livello tecnologico. Le cose semplici sono quelle che funzionano. Era proprio un progetto che serviva alla community, alle persone che hanno necessità di condividere tanta roba in un unico posto. Ne approfittiamo e siamo contenti che esista l'alternativa.
Angelo: Ci farebbe molto piacere avere la possibilità di fare una chiacchierata con i ragazzi di Aveli. Quindi se capita di vedere questo video ragazzi, mettiamoci in contatto.
Gabriella: Momento personale? Non è tanto personale in realtà. Può essere generalizzato un po' a tutti gli sviluppatori.
Angelo: I fallimenti sono una cosa che possiamo condividere.
Gabriella: Fallimento è un parolone. È un punto in cui poter imparare. Nell'ultima puntata vi ho parlato di Out Soon — è uscita la nuova versione, la 2.0. Vi chiedo di scaricare l'app, c'è il link, basta che premete download, fatto, e magari vi divertite a usarla. Detto ciò, è uscita questa nuova versione — cosa è successo? Sta andando un po' a rilento, non come ci aspettavamo. Il lancio non è andato proprio come ci aspettavamo. Noi cerchiamo sempre di capire dove abbiamo sbagliato, cosa possiamo fare di meglio, sia per Out Soon stesso, ma anche per i prossimi progetti.
Angelo: C'è posto per una riflessione. Ogni volta che magari pensi tanto a una cosa, ti fai una serie di scenari e scarti sempre quello peggiore. E invece poi magari quello peggiore è proprio quello che ti capita nella realtà. Forse non ci aspettavamo un numero così basso di utenti — questo è il punto. Si apre la questione: cosa possiamo migliorare per Out Soon, ma in generale cosa si può migliorare quando un progetto su cui stavi puntando non va come ti aspetti. Abbiamo aperto diverse strade per capire cosa possiamo fare. La strada peggiore: chiudere tutto, chiudere baracca, chiudere Out Soon.
Angelo: L'hai pensata solo tu però, posso dirlo?
Gianluca: La stiamo facendo un po' troppo tragica. Non è così male.
Gabriella: Sì, ma io la devo pensare. Fa parte delle opzioni, è quella più scartabile.
Angelo: Non è proprio da prendere in considerazione. Ok, non è andato bene il lancio, ma in quello là... Questo penso che dimostri semplicemente quello che magari tutte le persone che fanno questo mestiere sanno: fare marketing, pubblicare, trasformare utenti in clienti è difficile.
Angelo: Quello sicuramente. Io non penso sia quella questione — la chiusura del progetto. A parte che lo uso io. Possiamo essere noi tre gli utilizzatori dell'app.
Gianluca: Sembra quasi che dobbiamo fare pena.
Angelo: No. Paghiamo lo stesso il costo per tenere l'app, per una questione degli altri progetti. Possiamo essere noi tre — se ci volete fare una cortesia, scaricate l'app. Un caffè al mese ad Angelo.
Gabriella: Va bene. Nel caso ce lo dividiamo.
Gianluca: Io non lo bevo quindi va perfetto — due caffè.
Angelo: Un caffè al mese, Gianluca, che comunque non mi sembra male.
Gabriella: Non è tanto per questo. Il punto è: quando crei un progetto, tu vuoi che la gente lo usi, fin qui ci siamo. Poi la gente non lo usa e quindi ti devi fare una domanda: è un progetto di merda, punto interrogativo? Va bene, o mi convince questo progetto? Perché a me piace utilizzarlo come dici tu, siamo noi tre, mi piace utilizzarlo, piace ad alcuni dei nostri amici. Ok, non è un progetto di merda — qui è peggio, perché allora ho sbagliato qualcosa io, perché avevo una buona idea e l'ho resa una cosa inguardabile. Qui si analizzano un po' di cose. Cosa possiamo aver sbagliato? Marketing: non ne abbiamo fatto.
Gianluca: Iniziamo dalle basi.
Gabriella: Possiamo premere sulla parte di marketing, oppure parliamo della versione 2.0 che per noi era la versione migliore — cerchiamo di migliorare l'applicazione. Quindi cos'è che noi abbiamo fallito nel passare da una versione precedente che andava bene, o comunque che la gente utilizzava, a questa versione che per noi doveva essere migliorativa e invece magari non lo è? Dobbiamo analizzare le statistiche, che già ci dicono che non è migliorativa, e capire dov'è che abbiamo sbagliato. Lato feature su cui abbiamo puntato che non andavano bene, oppure il business model che non andava bene e bisogna cambiarlo. Ci sono un bel po' di punti da analizzare. Vi chiedo: secondo voi, il punto su cui dovremmo guardare di più per Out Soon?
Gianluca: Ti do un mio punto di vista, magari quello che potrebbe essere più interessante a tutte le persone che fanno sviluppo e lanciano progetti e non hanno il riscontro che pensavano di avere: è semplicemente quello di lavorare su entrare in contatto con le persone con cui tecnicamente vuoi creare questa relazione di clientela. Se tu vuoi che una persona diventi un tuo cliente, devi sapere cosa vuole, ma soprattutto quello che non ha trovato nel tuo progetto. L'idea è che bisogna tornare un po' all'inizio del ciclo, ricominciare a fare un po' di ricerca, fare un po' di analisi e cercare di capire perché i numeri che pensavi all'inizio non sono quelli che poi trovi alla fine. Potrebbe anche essere soltanto una questione che un po' di lavoro, un po' di domande al pubblico, un po' di marketing in più risolvano la questione. Il messaggio che vorrei lanciare è: non è tragica la situazione, specialmente se lancio un progetto a pagamento senza essere nessuno, senza essere conosciuti. Se tu non hai alcun tipo di contatto con la community o comunque non hai grande capacità di essere presente sui social, per qualunque motivo, è quasi aspettato. L'App Store non ti può spingere all'infinito: devi creare un tuo percorso di pubblicità, di marketing, e anche di analisi.
Gabriella: Però io su questo sono poco d'accordo. Sono d'accordo sulla parte della ricerca, sono d'accordo sul tornare indietro per capire effettivamente cosa serve. Apro una parentesi che chiudo velocemente: c'è il lavoro da capire, ne vale la pena fare questa cosa per il progetto? Perché altrimenti butta, non ci pensare, va avanti così com'è e non fa niente. Però sul secondo punto non sono d'accordo, cioè nel senso di dire devi per forza stare sui social, devi per forza fare marketing affinché una cosa vada bene. Secondo me sì, devi fare del marketing, ma ci sono alcune cose che organicamente crescono, anche senza un marketing forte. Ci sono secondo me dei progetti che rispondono in maniera più diretta ed efficace a determinate necessità e quindi organicamente crescono. I progetti come Out Soon sono dei progetti che cercano di creare una community o comunque di fidelizzare determinate tipologie di utenti, e a quel punto sì, il marketing è una parte fondamentale. Ma più che altro perché il target che noi abbiamo richiede un po' di social. Non in generale però: non tutti i progetti hanno bisogno di un marketing forte.
Angelo: Secondo me tutti i progetti hanno bisogno di marketing a prescindere. Il punto che dici tu è diverso: la presenza social, che è una possibilità di marketing, potrebbe essere più o meno utile a seconda del tipo di progetto. Purtroppo nella società attuale il social è sempre molto importante come mezzo di marketing, soprattutto il più accessibile perché è meno costoso. Ma per me è sempre importante dire che alcuni progetti organicamente crescono.
Gianluca: Sì e no. Esistono magari delle condizioni che ti portano a crescere organicamente, però una strategia è sempre meglio averla. Non diciamo che devi essere sempre costantemente tu con la faccia nei social, ma una strategia è sempre meglio.
Angelo: Sì, perché tanto se il passaparola è la questione per cui cresci — come cresci organicamente altrimenti? Se non è per il passaparola, è qualcosa che ti spinge l'App Store; e l'App Store fa marketing. Cosa fa marketing? Chi mette il post sul social che dice che questa app è incredibile? È sempre marketing, solo che non l'hai fatto tu. Il marketing è sempre un post social, quindi ok, non sono d'accordo — se non è generalizzato, è comunque una questione di marketing, anche se messo sui social da altri.
Gabriella: Io avevo puntato sulla strategia marketing aggressiva, o comunque che devi raddoppiare la posta perché altrimenti non va bene. Però quello che diceva Gianluca è ok: a quel punto devi pensare o di ritornare indietro, o di fare marketing. Sul nostro caso, capisco che sia molto centrata la cosa, ci sta che facciamo un po' di marketing sul prodotto. Ok, però non sono d'accordo a generalizzare questo concetto per tutti i progetti. Per me il marketing — non chiamiamolo aggressivo, però spingere in modo forte sul marketing sì o sì perché questa cosa sta fallendo in qualche modo — non è detto. Bisogna guardare bene, perché dipende dalla soluzione che stai proponendo a priori. Inutile anche perché costa tanti soldi. Tipo App Store: hai messo su App Store, ok, però l'App Store ti costa tempo perché più update fai e più ti spingono. Quindi lì non sono soldi ma è il tuo tempo. Per quanto riguarda i social, per quanto riguarda le mail, per quanto riguarda qualsiasi cosa uscire come pubblicità da qualche parte: sono soldi. Quindi non metterei come prima soluzione a un'idea di fallimento del tuo progetto il marketing. Fai un passo indietro, cerca di capire se una delle opzioni da intraprendere — come nel nostro caso, spingere un po' sul marketing, ovviamente considerando il tuo budget — è la strada giusta. Però è una fetta, secondo me, tra le tante che devi prendere in considerazione.
Gianluca: Ok, il concetto che volevo esprimere era più che un "o l'uno o l'altro". Sicuramente la prima fase non deve escludere la seconda. Quando ho detto marketing non era un discorso generale — era più quello che noi potevamo fare, perché ad esempio noi non abbiamo mai veramente fatto un piano di marketing vero con delle metriche che stavamo calcolando.
Gabriella: Non ne abbiamo le capacità attualmente.
Gianluca: Anche questo può essere. Però l'idea era: nel nostro caso potevamo fare quello. Nel caso generale, se ti devo dire, ovviamente se hai un progetto avviato con delle funzionalità che non sta performando come vorresti, e fai solo altro marketing, il numero aumenta, lievita un pochino il numero di clienti, ma in realtà il burn rate che hai è maggiore. Per soldi investiti, la quantità di clienti che ottieni potrebbe non essere soddisfacente se hai dei problemi strutturali all'interno del progetto, per cui il tuo funnel non è abbastanza efficace o per qualunque funzionalità non richiesta. Quindi non è che marketing uguale soluzione. Era più un contesto nostro. Che ogni progetto sia diverso, che ogni situazione sia diversa, che ci siano miliardi di motivazioni per cui non è possibile generalizzare — sono d'accordo. Non credo che esista una soluzione efficace per chiunque, del tipo "mi metto a fare il reels su Instagram tutti i giorni". Può essere che risolvi il problema, può essere, ma in realtà potrebbe pure essere che non cresce abbastanza perché non hai fatto il cosiddetto product-market fit, cioè non sei ancora la soluzione che i tuoi clienti stanno cercando. Quindi magari aumentano, ma potresti risolvere molto di più se risolvi determinati problemi prima.
Gabriella: Magari non si era capito — no, sono d'accordo. Sul nostro caso in particolare, una domanda che io adesso mi faccio è: perché noi avevamo un bel po' di idee per quello che doveva essere fatto con il futuro di Out Soon? Avevamo un sacco di feature in mente da aggiungere, cose magari interessanti dal nostro punto di vista. Però ad oggi non abbiamo il tempo — a prescindere — da dedicare per raggiungere altre feature. E in più io nel mio ruolo attuale non vi direi neanche di mettiamo altre cose, perché non ci sono i dati a supporto del nostro lavoro su questa applicazione.
Gianluca: Ancora presto per dire questa cosa.
Gabriella: Nel prossimo mese, per esempio — come ragiono io adesso — non dedicherei del tempo sostanzioso a questo.
Gianluca: D'accordo, ma non perché non ci sono i numeri. L'azienda non è Out Soon, quindi abbiamo bisogno di creare una stratificazione della nostra base molto solida prima di poterci preoccupare di Out Soon come progetto.
Gabriella: Per questo dicevo: non abbiamo il tempo, dobbiamo fare altre cose. Ma in più, se ci fossero stati i numeri, magari avrei detto: ok, cerchiamo di trovare un momento, una giornata, due giornate che Gianluca possa dedicare a migliorare questa cosa, Angelo possa migliorare questo punto dell'applicazione. Adesso non lo direi.
Gianluca: D'accordo, ma penso che sia una cosa che prima o poi faremo — non tanto per una questione di numeri, ma perché ci piace la risoluzione dei problemi, e perché abbiamo troppi progetti in corso in questo momento. Dobbiamo seguire la nostra pianificazione aziendale che abbiamo creato, senza farci troppo coinvolgere dai numeri.
Gabriella: Su questo non sono d'accordo. I numeri ti devono indirizzare in qualche modo. Sì, all'organizzazione annuale di un'azienda o della tua vita come sviluppatore, però se hai lanciato un progetto e quel progetto è remunerativo e la gente ti sta chiedendo di aggiungere roba, devi dedicarci del tempo, devi considerarlo, per quanto il tuo piano sia stato fantastico. Ti sei messo a gennaio e hai detto: a febbraio farò questo, a marzo questo. Arriva il punto in cui devi essere agile e dire: ok, ho dei feedback e devo cambiare e aggiustare il mio piano. I numeri sono necessari a indirizzarti. Per quanto mettiamo il caso per assurdo che Out Soon a un certo punto cambi i suoi numeri e diventi top, allora vi dico: cavalchiamo l'onda, è un progetto che può dare un caffè, due caffè ad Angelo, e vi dico: una settimana facciamo questo update.
Gianluca: Il concetto è non tirare il freno a mano in nessuna direzione rispetto all'altra. Fare le cose con calma e razionalità. Noi abbiamo un piano, sappiamo che dobbiamo andare in una direzione, ovvio che ci potrebbero essere degli eventi straordinari che ti tirano da una parte rispetto all'altra. L'importante è non farsi completamente trascinare dai numeri come una bandiera, perché lì diventa poi veramente difficile avere un risultato.
Gabriella: Sono d'accordo, però a volte non è così semplice. Ci sono soprattutto le persone come me che si lasciano comunque trasportare, e secondo me non è una cosa sbagliata in generale nella vita. A un certo punto hai bisogno di essere trascinata in una direzione perché ti porterà in un punto che non avevi mai considerato. Però ovviamente se tu come azienda vuoi andare da qualche parte, devi avere un punto fisso ravvicinato e dire: ok, quello è il punto su cui sto cercando di andare, perché hai fatto un sacco di analisi a priori e quindi non puoi farti trascinare da qualsiasi evento. Invece magari uno sviluppatore che sta lavorando da solo non ha lo stesso concept che abbiamo noi oggi.
Gianluca: Va bene, la discussione è ottima.
Angelo: Penso che possiamo, per la mia gioia come sempre lo sapete, terminare qui un altro emozionante episodio di In Development, la seconda puntata di questa seconda incredibile stagione. Mi raccomando, come ho detto all'inizio di questa puntata: seguiteci, mettete il follow, mettete like, commentate, dateci tutti i feedback che volete qui su YouTube, ma anche sugli altri social — Instagram, LinkedIn, X. Ci vediamo nel prossimo episodio. Ciao!
Gianluca: Faccio due caffè, ma pure tre.